La serie di 98 esemplari di tavolette lignee, provenienti dal palazzo già dei Vimercati e ora noto come Palazzo Barbàra, fu acquistata nel 1947 dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici e antropologici di Milano dalla signora Rosa Chizzoli, proprietaria dell'edificio. Oltre alla signora Chizzoli, i protagonisti della vendita furono la contessa Winfred Terni de' Gregorj e la dottoressa Fernanda Wittgens, nominata nel 1944 dal Ministero "commissaria straordinaria" del Museo Poldi Pezzoli, che era stato gravemente danneggiato dai bombardamenti della notte del 13 agosto 1943.
Oltre agli stemmi, quattro sono le tipologie di persone raffigurate: uomini anziani, giovani ragazzi, dame e fanciulle. Si presume che siano ritratti i familiari dello sposo e della sposa, parenti più o meno stretti e persone influenti nella politica e nell'economia del territorio. Le grandi famiglie cremasche onoravano sia i nemici che gli amici con grandi manifestazioni, tra cui la raffigurazione su queste tavolette, che venivano esposte in grande stile nelle case patrizie.
L’anziano, dall’aspetto molto severo, è ritratto senza barba, con una corona d'alloro metallica, i capelli piuttosto corti e una piccola frangia sulla fronte. Indossa abiti ricamati con motivi bicolore: un tessuto di seta di manifattura veneta con maniche damascate chiare, completato da un collare a passamaneria su cui sono ricamate le lettere dell’alfabeto. Questo ornamento raffinato sostituisce i gioielli, poiché i nobili, desiderosi di ostentare la propria ricchezza, ambivano al potere.
Il giovane è elegante, ha il volto sbarbato, i capelli lunghi e biondi, spesso raccolti in una coda di cavallo. Indossa un piccolo cappello a tamburello rosso o nero e un abito a tinta unita, forse di velluto, detto "zoronea". L’unico ritratto frontale di un uomo rappresenta un giovanissimo, forse un adolescente, il cui volto sembra inclinato verso sinistra, con occhi penetranti e labbra carnose. Appartenente a una collezione privata, secondo la storica cremasca Terni de Gregori, questa tavoletta potrebbe ritrarre Bartolomeo Vimercati; si tratta dell'unico ritratto maschile frontale. L’assenza di gioielli fa pensare all'ostilità quasi militare che i genitori imponevano ai figli.
Le dame sfoggiano pettinature veneziane piuttosto elaborate, con i capelli raccolti sulla sommità del capo e una corona di nastri di velluto scuro, da cui scendono due ciocche di capelli ai lati del viso. Gli abiti sono semplici, con scollo a cuore e passamaneria. Una collana sottile avvolge due o tre volte il collo, messo in risalto dalla scollatura dell'abito. Anche per le dame l'abbigliamento è elegante, ma sobrio. La fierezza del loro volto simboleggia un carattere forte e la capacità di gestire in modo efficace la casa e la vita dei mariti.
Le fanciulle hanno i capelli lunghissimi e la fronte molto spaziosa, come imponeva la moda dell'epoca. Indossano una collana e un abito in tinta unita con passamaneria di contorno uguale a quella della cintura. In alcune tavolette, le giovani donne sono ritratte di fronte: hanno grandi occhi lievemente abbassati e indossano una sottile collana a più giri. Un'analisi più approfondita sembra suggerire che si tratti della stessa persona, probabilmente un omaggio a Francesca Zurla. Come già detto, non c'è sfoggio di gioielli, ma un'eleganza sobria, con elementi di gusto veneziano nelle pettinature e nei colori.
Al museo Poldi Pezzoli sono in mostra quattro stemmi: quello dei Vimercati, proprietari del palazzo, quello degli Zurla in onore di Francesca, seconda moglie di Bartolomeo, quello dei Calepio di Bergamo, il quarto di famiglia sconosciuta. Altri stemmi ora in collezioni private appartengono a famiglie sconosciute
