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Nel portico di Palazzo Barbàra si possono ammirare testimonianze di un importante fatto artistico nella storia dell’arte cremasca: i sottarchi e le cornici degli archi del cortile, finemente decorati con formelle di terracotta inserite alla fine del XIV secolo. Il cortile di Palazzo Barbàra è caratterizzato da un portico costituito da quattro archi in terracotta di scuola fonduliana, adornati con vari tipi di fregi. I motivi non sono difficili da interpretare: si tratta, infatti, di elementi decorativi che ritroviamo frequentemente nei palazzi rinascimentali. Nell'intradosso sono presenti piccole rose e un rosone centrale che sottolinea la chiave di volta.

Il portico
Particolare delle formelle

Nella parte frontale, in corrispondenza del rosone centrale, si trova una formella più grande, sporgente rispetto alle altre, sulla quale si intravede una sorta di stemma. Nelle altre formelle si possono osservare elementi floreali a tulipano con tre gambi incrociati. Il tutto sotto l’attenta attenzione di due delfini. Perché i delfini? Una risposta è difficile da dare. Si può avanzare l’ipotesi che sia stata utilizzata una figura marina in onore della Repubblica di Venezia, instaurata a Crema nel XV secolo. I motivi di carattere marino sono piuttosto frequenti nei fregi in terracotta dei palazzi del '400, insieme a scene di guerra e putti. Solo due formelle frontali sono diverse dalle altre e presentano motivi completamente diversi: due volute che inglobano un motivo terminale ad anfora. La diversità è probabilmente dovuta alla rottura dell'originale o al fatto che il fornitore, avendo esaurito la scorta di formelle, ha utilizzato quelle di uno stampo diverso già in uso in altri palazzi, opera del Fondulo. Terzo elemento ricorrente nella decorazione del portico di Palazzo Barbara è l’elemento posto nella chiave di volta dell’arco. La formella centrale, di dimensioni maggiori e a forma di stendardo, probabilmente aveva la stessa funzione delle tavolette lignee precedentemente citate, ovvero mostrare gli stemmi delle armi delle illustri famiglie cremasche e di quelle che furono ospiti del palazzo. Tuttavia, non ne siamo certi, anche perché non rimane nulla che ce lo possa testimoniare, o perché le formelle della chiave di volta non sono state completate, o perché il tempo e gli agenti atmosferici ne hanno levigato la superficie.

In entrambe le tipologie di decorazione, sembra essere stata adottata la tecnica dello sticciato donateliano (tipo di bassorilievo realizzato per dare l'illusione di una grande profondità, effetto ottenuto grazie all'uso sapiente della prospettiva); Donatello è considerato il maestro di questa tecnica, come si può notare osservando il suo bassorilievo "San Giorgio che uccide il drago" presso Orsanmichele a Firenze.

Particolare delle formelle